turnover aziendale

Come si riduce il turnover aziendale?

Il ricambio del personale (o turnover aziendale) è il tasso di ricambio del personale, ovvero il flusso di persone in ingresso e in uscita da un’azienda.

Definizione da Wikipedia

Secondo un ricerca commissionata da Mindwork, la principale società italiana per la consulenza psicologica online, nel 2022 il 60% dei lavoratori under 34 si è licenziato almeno una volta per malessere psicologico legato al posto di lavoro, una tendenza in aumento dopo la pandemia; sono numeri grandi e preoccupanti, sia per le aziende ma soprattutto per i lavoratori: come mai un’azienda può spingere un impiegato ad andarsene in modo così repentino?

Un ricambio di personale notevole porta l’azienda ad avere una cattiva reputazione, sia con i clienti che con i possibili assunti, rendendo la ricerca di personale difficile, creando un circolo vizioso: l’azienda è a corto di personale, assume troppe poche persone, carica di lavoro i nuovi arrivati e se li vede andare via in fretta.

Dopo la pandemia e il trauma collettivo del lockdown, la società sembra si stia sensibilizzando sempre di più riguardo ai malesseri causati dallo stress, in particolare sul posto di lavoro: è chiaro che cattiva organizzazione, gerarchie poco chiare, obiettivi irraggiungibili e ritmi insostenibili siano le principali cause del ricambio di personale, il cosiddetto ‘turnover aziendale’.

Ma quindi, come si può fare ad evitare il turnover?

Intanto bisogna capire le motivazioni dietro alle dimissioni di un impiegato: se ne va in cerca di un nuovo lavoro più remunerativo/più vicino a casa/che occupa meno tempo? In questo caso non è detto che si trovi male in azienda o in ufficio, ma che semplicemente ha trovato una posizione che ritiene migliore e in questo caso l’unica opzione diventa offrirgli qualcosa in più che lo spinga a restare.

Nel caso invece che se ne vada per motivazioni di stress o di burnout, allora bisogna fare più attenzione a diversi fattori:

  • Ambiente: l’ambiente lavorativo è particolarmente competitivo? I colleghi vanno d’accordo o si trovano spesso in conflitto? L’impiegato viene ostracizzato dai colleghi? Ci sono casi di favoritismo?
  • Gratificazione: l’impiegato viene ‘premiato’ per i suoi risultati positivi, la velocità o l’efficienza? O gli viene solo aumentato il carico di lavoro?
  • Comunicazione: i ‘piani alti’ tengono in conto del feedback degli impiegati o vengono ignorati? Le loro richieste vengono considerate ed eventualmente applicate?
  • Formazione: si preparano corsi di formazione per migliorare le skill del proprio staff? Si cerca di stimolare il personale a migliorarsi?
  • Crescita: esiste possibilità di crescita per l’impiegato? Premi o aumenti sono considerati dopo un certo periodo di tempo?
  • Innovazione: l’azienda rimane sempre uguale o cerca di adeguarsi alle novità del mondo del lavoro? (smart working, settimana breve… ecc)
  • Welfare: sono presenti benefit per i lavoratori? (Abbiamo già parlato di welfare aziendale in QUESTO articolo)

In conclusione

Stare attenti al clima aziendale, ai carichi di lavoro e alla soddisfazione personale dell’impiegato è molto importante per evitare un turnover aziendale troppo frequente: avere in azienda impiegati che restano pochi mesi o pochi anni porta ad avere spesso uno staff impreparato e con poca esperienza di formazione, uno staff che rende meno ed è mediamente più scontento. Le dimissioni di un impiegato chiave possono portare squilibri (soprattutto se non viene sostituito ma si sceglie di dividere le mansioni al resto dei colleghi) e ulteriori dimissioni. Cosa molto importante, uno staff che si conosce da anni è più legato, solitamente meno competitivo e più efficiente.

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